The Box – da Zucchero Spinato di Andrea Betti

Dal libro “La Felicità Terribile/Zucchero Spinato” ormai quasi pronto da mandare in stampa un brano in anteprima.

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The Box

l’ordine è l’archiviazione del caos, le incognite irresolubili in ordine alfabetico.
la catalogazione di rifiuti e la loro suddivisione in materiali 
affini. l’ordine è la rasatura completa degli organi sessuali, la testa, il pube, la lingua. l’ordine è l’unghia limata, la genesi di scorie, il loro ordinato accumularsi sulla bocca del cuore. l’ordine è la calma innaturale
di chi è scampato al legittimo tentativo di autodistruggersi. è il sonno dopo che hai pianto. è il silenzio dopo un grido.
è un pacco sigillato in fondo allo stomaco che ci si affretta a spedire.
l’ordine è il peso pesato. la valutazione del rischio. la previsione del chiromante dell’alta finanza. l’ordine è in giacca blu e non suda, non si
macchia di caffellatte, non sbrodola, non inveisce, ma compostamente approvala mozione che non comprende. l’ordine è il sudicio sotto il tappeto, la
riga in bagno, l’attenta analisi delle superfici interessate, la rimozione del dato, la cancellazione della memoria, il lavaggio che sposta altrove lo sporco.
l’ordine è la volontà di un uomo che decide di interrompere un’onda anomala con uno sputo (controvento).
l’ordine è la depressione armata. 
l’ordine è la pistola nascosta nel borsello accanto al santino. l’ordine è l’operazione più inutile e indispensabile che quotidianamente metti in atto. 
l’ordine è il paletto che abbiamo messo vicino al precipizio. il ponte sospeso. la   griglia che misura.
l’ordine era: alzarsi presto al mattino e gioire del nuovo giorno,
 respirare, non aver bisogno di nulla. 
l’ordine era: catalogare il mistero e rispettare il destino, coprire le distanze un passo per volta, senza agitarsi. 
l’ordine era: trovare un accordo prima della scadenza del termine.
 l’ordine era: tenere un diario senza rileggerlo. 
l’ordine era: fare una cosa, anche per un minuto, una cosa importante e vitale, ma farla. 
l’ordine era: dormire accanto a me stesso e chiedergli perdono. 
l’ordine era: rimuovere le entità dannose senza ucciderle. 
l’ordine era: allargare le gambe durante la perquisizione che mi stavo facendo, e insistere sul cazzo! 
l’ordine era: non indossare MAI la paglietta, non andare MAI dove sono andati tutti per poi tornare. 
l’ordine era: eliminare ogni traccia di edonismo. 
neutro e invincibile adesso. purificato dall’attraversamento del bosco in piena stagione di caccia, giunto illeso al tempio dell’Inscindibile Cordone Ombelicale, rasato. 
Rasare tutto! Merda! Rasare ogni orpello, rasare ogni legame dannoso, estirpare ogni segno evidente di collusione col fallimento umano, diventare produttivo, svegliarsi all’alba e correre nudo nei torrenti ghiacciati, ascoltare solo fanfare militari, disprezzare…macchè…non è così.
 c’è questo piccolo batterio fascista che dovrebbe essere inoculato fin dalla più tenera età per ritrovarsi vaccinati da ogni tirannia. Il rischio di cadere nell’intolleranza è grande adesso, la carne è piena di paura, il sangue ribolle di urli non fatti, le mani tremano pugni non dati. 
le elemosine di carezze hanno frollato l’anima e il sangue, stanno 
allestendo psicopatici e tossici un po’ ovunque, le abili mani di sarte depresse tagliano il completo da far indossare alla salma. le famiglie fuggono in cima alla montagna, dove c’è l’aria buona dicono. dicono anche che bisogna riavvicinarsi alla natura. Saggiamente lei, appena ci vede, scappa.

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