La Felicità Terribile | in anteprima la postfazione di Caterina Tritto (1 di 4)

Ormai ci siamo. “La Felicità Terribile & Zucchero Spinato” di Andrea Betti è sulla via della ristampa. Per ingannare l’attesa, possiamo leggere cosa, di quel libro, hanno scritto nella postfazione a 8 mani gli amici di Andrea Betti. Per cominciare, Caterina Tritto:

È FINITA UN’EPOCApostfazione di Caterina Tritto a “La Felicità Terribile” di Andrea Betti

Bene, ogni volta che leggo La Felicità Terribile mi sento una ritardata e capiterà anche a voi cari miei.
Per questo ho deciso di astenermi da una prefazione ma elencherò quello che questa opera stra-ordinaria mi ha evocato:

Lo struggimento di Alphaville [Jean-Luc Godard, film del 1965] e di conseguenza Capitale del dolore [Paul Eluard], le atmosfere dark dei Joy Divison, Giacomo Balla e la velocità astratta, il filosofo Henri-Louis Bergson – credere nei dati immediati della coscienza -, il movimento arte nucleare dove “ La verità non ci appartiene: è dentro l’atomo”, Don Backy e Frank Zappa allo stesso tempo, la fotografia di Victor Cobo nel senso di estraniazione, decadenza, duplicità del reale e poi il concetto di felicità nella sua estensione, dall’antica Roma di Seneca e l’autocoscienza di sé all’approccio positivista di fine ottocento con il farmacologo e psicoterapeuta francese Emile Coué, che ideò il principio dell’autosuggestione cosciente. Ho pensato anche a John Keats, il grande poeta romantico inglese, il quale diceva che il vero genio esiste solo nella capacità di essere negativi. Ho pensato a troppe cose. Cercatele pure voi. Il libro di Andrea Betti è un viaggio allucinante, un trip semantico, in cui la ricerca della felicità può sembrare un concetto di branding, che poco a poco è stato applicato alle persone. E come si arriva ad essere felici? Cambiando prospettiva: accettando il fatto che nella vita serve l’alternanza. Eventi positivi e negativi. Le tecniche per arrivare a questa saggezza semplice le hanno inventate gli antichi. Il memento mori non era altro che la coscienza della mortalità accettata come fatto, ed elevata a motivazione per essere felici.

Io, personalmente, ringrazio l’amico ed autore, con cui ho sperimentato indimenticabili momenti di alternanza.

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