Interludio Stabiese | il ritorno di Andrea Betti Tibet

Posted in Libri, Uscite with tags , , , , , , , on giugno 3, 2018 by Ass Cult Press

 

Non è solo con la “Breve Antologia dal Fortòre” che Ass Cult Press ritorna. Il nostro è un ritorno doppio, triplo se consideriamo anche la ristampa di “Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena”.

Perché ritorna anche Andrea Betti Tibet con la sua plaquette “Interludio Stabiese”. Potremmo anche non tornare più, o ritornare tra vent’anni, e allora perché non tornare di più?

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Non escludo il Ritorno | Ass Cult Press nel 2018

Posted in Libri, Razioni K with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on giugno 1, 2018 by Ass Cult Press

come una prefazione

INADEMPIENTI E DISADERENTI

 

Il tratto distintivo di Ass Cult Press é l’indisponibilità: bella, schietta, che accomuna giovani idealisti e vecchi cinici.

L’indisponibilità rispetto al farsi della cultura, strumento di poteri e conventicole, e l’ecumenismo scontroso di poeti sempre all’insegna del fortóre, dell’inadempienza allo smercio. Il reading come grimaldello e il pregio ingrato di chi non ha mai goduto di sovvenzioni ricattatorie.

“Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate” diceva quello bravo… ma chi ci è nato?

Andrea Betti per Ass Cult Press

come una postfazione

NON ESCLUDO IL RITORNO

Così come nella storia di Ass Cult Press non erano esclusi il silenzio, l’autoesilio, il disarmo unilaterale, allo stesso modo non era escluso il ritorno. E infatti eccoci.

L’antologia viene dal fortóre, dalla gioventù inossidabile e sfrontata, è breve, disorganica, non è considerabile un nuovo inizio, non ha prospettive.

È un defunto che ci appare nel sogno, fa dei movimenti incomprensibili con le mani, biascica parole senza suono e poi gira dietro l’angolo e quando, sempre nel sogno, lo rincorri è scomparso.

Sul comodino al risveglio trovi una piuma che non sei sicuro ci fosse al momento di coricarti.

Non sei sicuro.

Simone Molinaroli per Ass Cult Press

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Eventi & Presentazioni per Simone Molinaroli

Posted in Libri with tags , , , , on marzo 22, 2017 by Ass Cult Press

Per i prossimi settanta giorni è attivo un progetto di crowdfunding (Qui) per mandare in ristampa, in un unico volume, le raccolte di Simone Molinaroli uscite tra il 1997 e il 2005, più un po’ di testi apparsi su antologie e pubblicazioni volanti, ormai non più reperibili.

Questi i primi appuntamenti di presentazione per incontrare i potenziali finanziatori dell’impresa.

Se tu che leggi avessi piacere di invitarlo per fare una presentazione puoi scrivere a: molinaroli@asscultpress.com

Ecco le prime date

– giovedì 30 marzo al Circolo Arci La Torre di Valdibrana – orario serale (Valdibrana State of Mind)
– domenica 2 aprile  al Lavoratorio Artistico di Sarzana per “SCAMBI DI FREQUENZE – gli incontri di Radio Rogna” – ore 17,30 (http://www.lavoratorioartistico.it/)
– giovedì 13 aprile al joint studio di Firenze – dalle ore 19
– venerdì 14 aprile allo Spazio di via dell’Ospizio di Pistoia (con Martino Baldi)

Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena | Simone Molinaroli

Crowdfunding per “Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena

Posted in Uncategorized on febbraio 7, 2017 by Ass Cult Press

Come in occasione della ristampa de “La Felicità Terribile” nel 2013, Ass Cult Press per la ristampa delle raccolte di Simone Molinaroli si affida a una piattaforma di crowdfunding.
Il libro ipotetico che ci proponiamo di mandare in stampa col vostro aiuto comprenderà le tre raccolte uscite per Ass Cult Press tra il 1996 e il 2006 (Cani al guinzaglio nel ventre della balena, Neurovegetazione e Il crollo degli addendi) le poesie comprese in “Estate Indistruttibile”, una sezione di inediti risalenti a tempi remoti,  alcuni testi usciti su antologie, fanzine e altri progetti di editoria underground e alcune poesie più recenti uscire sulla plaquette “Scritti per la Fine del Mondo”.
Ce n’è abbastanza per poter considerare questo libro di Simone Molinaroli un consuntivo generale di venti anni di lavoro poetico.
Si può finanziare il progetto sulla piattaforma Produzioni dal Bass. Tre sono le possibilità.  5, 6 o 10 euro. Che corrisponderanno a tre diverse ricompense.
Solo il libro che sarà stampato più un libro tra quelli stampati da Ass Cult Press in passato, il libro più una copia di ” Scritti per la Fine del Mondo”, il libro più un altro libro e una copia del cd “Siamo nati lontano”.
Ass Cult Press vorrebbe offrire ai supporters anche un fegato nuovo (per chi se lo fosse consumato) e un governo stabile, ma per queste cose accontentatevi del pensiero.
Un grazie anticipato a tutti i nostri sostenitori.

 

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Il pacco di Natale di Ass Cult Press

Posted in Libri with tags , , , , , , , , , , on dicembre 10, 2016 by Ass Cult Press

In occasione del Natale 2016 Ass Cult Press rinnova l’iniziativa del Natale 2010 (o era il 2009?) e propone un pacco natalizio a prezzo speciale per tutti i suoi amici e sostenitori. Per soli 20 euro ci sono 15 pacchi di natale in cui saranno compresi almeno 6 tra i seguenti titoli:

  1. Conatus (antologia di poesia contemporanea) 9 copie
  2. Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena – Simone Molinaroli (Fara Editore)
  3. 15 riprese – David Napolitano (Ass Cult Press)
  4. Siamo Nati Lontano – La Fine del Mondo (CD – Ass Cult Press)
  5. Iberia – Fernando Vidal (Ass Cult Press)
  6. Scritti per la Fine del Mondo – Simone Molinaroli (Ass Cult Press)
  7. La Felicità Terribile – Andrea Betti (Ass Cult Press)
  8. Neurovegetazione – Simone Molinaroli (Ass Cult Press)
  9. La Conseguenza di Tutto – Sus & Simone Molinaroli (CD – Ass Cult Press)
  10. Le Patrie Balere – Pecora (CD – Dizlexiqa)

 

È una buona occasione per avvicinarsi al nostro percorso e fare una scommessa su come saranno reinvestiti i proventi dell’operazione.

 

 

 

 

Emancipazione Petrolifera | Andrea Betti – La Felicità Terribile (2013)

Posted in Libri, Poetry for the Masses with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 20, 2015 by Ass Cult Press

Introduzione all’emancipazione petrolifera

Più veloce del buio – amico dell’asimmetria – strabico forse, la rete del buio – strabico con la mano sul cazzo – a cercare l’infelicità, o sarebbe meglio dire nulla – non essere felici – non essere tristi – apprezzare e combattere il decadimento – ascolta la frana – il silenzio che sommerge ha la forma del fango – la presunzione di un’amante strangolata nel suo ruolo d’impiccata che ride, e non scende – e non scende dal suo patibolo – Viva alla faccia vostra – la noia ha lo sguardo di uno spermatozoo – forse l’ultimo colpo in canna – di chi è diventato – tragicamente ordinario – di chi ha scelto la via del bruco – una top model in giro col sacchetto della spazzatura, ordinaria, sciatta e sublime io sono – svuota le lacrime nel cesso – un vortice grasso, l’oceano buio e immobile, le cinque del mattino – l’aria risucchiata dal sole sa di limone marcio bocchino amaro e grappa puzzo di merda – strapparsi di dosso le mutande e scoprirsi bambola – cardiotester, ginnastica, dieta e buio. Sveglio.

Emancipazione Petrolifera

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A

Tremore, capezzoli dipinti di rosso – truccati come motorini, o come macchine della polizia – minacciosa e ferma la tagliola mi guarda, la mia zampa recisa, la lingua ruvida, i dentoni della puttana, parrucche d’ossidiana, istituzioni & prostituzuioni fanno girandolina, vertigo e tv color guardato di spalle, sulla parete…ed io sono il cono d’ombra ed anche la tua bocca e d’ombra cumulonembo sul prepuzio e poi precipizio, rocce che si sgretolano, carismi calanti, duci col braccino da nano simulano urlini velocizzati a 45rpm e pisellini da rockstar ma sembrano fans malpagate e forse sì, appagate – gli storici baffetti eruttano democrazia, platea butterata in plauso: la serietà, la responsabilità, l’allineamento e l’estasi – baffetti che lasciano miracolose macchie di rossetto su tazzine di caffè in porcellana madonna\che\piange – se piangi, se ridi – solo Gino [Gino de Dominicis, artista n.d.a.] l’ha fatta ridere! non si può continuare a venerare dei affranti o infrangerli continuando a deificarli i venerei no, no, no è giunta l’ora di crocifiggere buddha e vedere il suo sorriso idiota tramutarsi in urlo – il ricambio sta alla base della natura e i su’ processi – lo dice anche il meccanico fiat di fiducia – ed il processo o si perde o si vince o X – l’avvocato è solo una tua protesi costosa e, si dice, vivente – magnetofono umano e cosciente di sè, silicone di puppe criminose – soggettiva di scugnizzo in scooter per i vicoli – la sola luce del fanale illumina il turista con occhi sbarrati – tu mi fai orinare champagne!- donne nude si rifugiano ai suoi piedi – intanto in campagna un carosello di cloro da piscina sterilizza mille ettari di Terra, ed in piscina stanno senz’acqua su due materassini polverosi, due pseudomilionari col sigaro accanto a puttane morte all’alba sul fondo, fra le righe blu che movimentano il mosaico – bizantinismi? No, è la gerarchia che si paluda d’ori e occhiaie fino al suo acme – è piuttosto caravaggesca la vita nel suo risolversi da tali premesse – affiorare dal buio, deflorare nel buio ondulatori e senza cattiveria – solo tanta buona meschinità spalmabile per la tua merenda da campioni – un campione di football coi labbri sudici di cioccolata tiene in braccio una bambina e come Lenin indica il futuro (con una caccola sul dito)-

B

Turisti e futuristi boccheggiano a Venezia, mentre olimpionici fiorentini neorinascimentali, nazisti & baristi a inculata gemono 6000 lire per un cibino artificiale da microscopio elettronico dietro il loro volto marmoreo di smog e anglobarbarico – volgarità del Basso Impero, tutte le tronche con la “e” in fondo – do yu wante e sendwicce? – gli stolti pagano invocano benedizioni – la gotta ha comprato tutte le loro azioni & articolazioni mentre sacrificavano buoi ogni giorno al loro dio\stomaco – Stomachevole divinità – Venezia e Firenze ci provano con tutti i loro puzzi & dialetti a cacciare lo straniero – migliaia di persone che divorziano simultaneamente, anatomia e distacco, vivisezione di cuori\latrina – palazzoni oberati dal silenzio e dall’odio per gli animali, circondati da pestilenziali autodromi, zecche di monete ottenute dalla rottamazione agevolata e involontaria della tua auto, ebbro e sanguinante conio, un volto di carne e di profilo inciso e incassato nelle lamiere più bello della Nike di Samotracia un livido unico dalla bazza ai capelli che si staccano come fiori dalla mota – neri steli – centrifuga di miserie e bambini proibiti; è facile odiare la musica e gli animali se si vive così – è automatico – l’ambulanza è scolpita in fondo all’ingorgo e raffinati restauratori approntano le loro spatole per staccare l’affresco umano e già morto dalla sua nicchia di acciaio a buon mercato – più che una bara ci vorrebbe una busta, magari di quelle col pluriball oppure un tubo da disegni – il brigadiere intanto scrocca una malboro al morto, allontana i curiosi – odore di pasticceria – buio arancione – i turisti falcano a gambe gnude e ritorte come olivi albini le zone a traffico limitato, le aree pedonali, i mausolei, i ladri ricchi & poveri, i loro dimenticabili successi, un giocoliere, un cartomante, alcuni militari in libera uscita, sdentati e cellophanatisi i capellini corti vanno alla deriva convinti di divertirsi alle spalle del presidente della repubblica che riducchia da una foto ed elargisce uniformi demodè; il parlamento finge di votare, piove LSD su Roma ed i tifosi si bruciano come bonzi – le guerre sono faxate a bassa risoluzione, quadrettini e pixel che accentuano l’irrealtà – l’immaginario informativo esce 140 parole al minuto da bocche umane e liquide animate su sfondi a tinte piatte, gli occhi disegnati il naso finto, puppe & fagioli rifatti – un decennio di avanzi saltati in padella col burro d’arachidi e altri troiai americani, un decennio di fotocopie col toner finito all’infinito, un decennio di calchi di idee bloccate di novità inventate, un decennio conveniente: tutti gli altri decenni al prezzo di uno, una trincea chiamata eclettismo accoglie tutti dal dubbioso sincero allo squalo tigre e l’uomotigre non lotta contro il male ma lottizza molto, un decennio come un polpettone dopo la massacrante settimana gastronomica del novecento, quella che ha montato turbo intercooler ai ciuchi col barroccio senza anestesia, che ha deodorato col propano i proletari e i contadini, che ha trasmesso loro ideali per cui battersi coi baci perugina e casine d’acqua e zucchero di cento piani dove ogni scoreggia è una festa paesana e l’odio nel midollo spinale conta ogni globulo rosso annerito e minaccia “Verrà il giorno….” ed il giorno venne – un eclisse tumultuosa esplose il bubbone di sole frantumando i mille cerotti novecenteschi, le purulenze inondate di sangue fresco crepitavano travolte come dal magma – l’etna esplodeva fiori ceneri e neve – le simmetrie si rivoltarono come gatti feriti ed i cani da esposizione sbranarono braccia con orologione, le unghie limate ed il trofeo di latta in mano – le cinte murarie strabuzzarono sugna con volti di conoscenti e nemici a candirla, berretti di carabinieri per aria come granella, le cispe negli occhi a presa rapida accecarono piloti d’auto blu e il senatore, il primo ministro ed i lacchè finirono decapitati in fuga da una pala d’elicottero del regio esercito – un residuato di Fort Lauderdale in realtà, di quando i caccia venivano inghiottiti dal triangolo delle bermude e le bermude erano pantaloncini alla moda per twist sul panfilo con la gambina ramata e tutto ciò era decisamente sessuale, prosaico e maschilista ed i colori erano meno grigi e l’oceano per le nostre crociere era un suggestivo mestruo industriale blu, dipinto di blu con il colorante apposito e nocivo – negli anni sessanta era tutto più roseo, anche i prosciutti cotti – le sigarette facevano elegante, la benzina aveva più piombo d’una cannoniera e Moschè Daian era un eroe – anche kennedy – ora sì che abbiamo un bel daffare a levarci questa cingomma dalla suola, tutta spiaccicata com’è, impastata di terzi mondi e occhioni lacrimosi – è un bel dire siamo in troppi, e le astronavi per emigrare non ci sono finchè lo spettro di Einstein ci fa le linguacce e ci scherza “la velocità della luce non si raggiunge, non si supera….”….ma la velocità del buio? Ve lo siete mai chiesti? La materia nera….il petrolio….

C
Invaghitasi di un dolce petrolio notturno, passava tutti i tramonti alla fioca radiografia d’un lume, un fiammifero che appena sfregato emetteva un rosso fumetto di decadanza del sole con scritto “vissi d’arte…” – un effimero baloon di fiamma e accendeva il lume puzzolente della vita lo guardava senza cedere alla tentazione di sditalinarlo, una volta si bruciò i polpastrelli, polpastrelli alla griglia, roba da gran gourmet – era senza impronte digitali perciò analogiche, impareggiabile diva omologata, un’evaporata, una vanesia, una cazzona che legge segni e misteri in ogni chincaglieria cronologica in ogni sbuccino temporale – i fulmini sembravano nervi quella notte, la marmorizzavano come vasi capillari e come essi esplodevano e poi buio – le somiglianze delle cose organiche, mi chiedevo…vene e fulmini…mi chiedevo se la vita cosciente non è solo la somma di vite incoscienti e monocellulari coi celerini che spaccano il culo ai protestanti, così, da bravi cattolici, ma a ghigno duro e casco azzurro! l’arte permette di fare terrorismo senza morti nè feriti, forse feriti ai propri ideali ai propri interessi, il terrore di un’epoca il suo avvento, l’epoca del comune privilegio, l’avvenire – l’arte deve far soffrire questi nemici deve urtare le morali le religioni e le banche, rimescolarli come una polenta sennò tutto si raggruma – l’arte deve essere travaglio, travaglio spontaneo di partoriente, deve concepire – anche a costo dello stupro deve fecondare – l’arte che fa sì sì col capino diligente ed incassa il suo appannaggio di complice, che svariona fra spiritualismi mondati d’ogni spigolo ed estremità pungente, senz’angoli amorfa e streamline per sgusciare aerodinamica in un piccolo cielo di codici permessi e deputati…quella roba lì deve essere passata al frullatore, diventare una mousse, una crema acrilica, una tinta piatta di sfondo sulla quale affioreranno noccioli, cancri, grumi, grassi, muscoli, calcoli, nervi – la roba che non si omogeneizza, la roba che si corrompe – l’essere la roba che è – l’intelligenza svogliata fa le moine, chiede tempo, fa gli sforzi paonazzi come un cinquantenne puttaniere in palestra – il suo cuore di mocassini balla la rumba – è lucida lei a differenza del cervello sfrangiata giacca da cowboy presa a prestito da john vein, ancora polverosa di cavalcate nel deserto – altri 6.000.000.000 di individui ne hanno una uguale, originale eh? un pezzo unico…
La puerpera s’ammanta di crostacei fritti, le voglie la strizzano e la risciacquano, il creaturino reclama cibo, s’apre lo spioncino dell’ombelico materno e come una massaia sospettosa osserva il rappresentante che vuole vendergli il mondo: decide di autoabortirsi – ogni mamma è come un sommergibile, anzi il suo opposto – il liquido (amniotico) sta dentro non fuori, così come il piccante periscopio – il piccolo osserva dallo spioncino – miliardi di cuccioli di topo, neonati fuggono terrorizzati da una mostra – cosa può averli così atterriti? certo che la mostra è sorella al mostro, ma hanno ancora gli occhi chiusi…a volte basta il puzzo, l’odore della paura fa fare cose impensabili – ecco ora allunga il braccino dal buco della madre svampita che giocherella col petrolio, e coglie un topolino: è vestito cool coi pantaloncioni e le scarpe da skeit – il piccolo si decide ad uscire – è timido e viscido come una lumaca le sue antenne strascicano sul marciapiede, la madre non s’accorge di nulla – ma lui è fuggito – lui è tutto brodoso e immobile dado gelatina trepidante cucchiaino d’argento inghiottito in essa – proiettile – pian piano secca s’incartapecorisce diviene merda di cane estiva – polverizzato, alcune parti ancora grattugiabili su zucche insipide e superbiose, ma è inutile – un caso di aborto spregevole dove la madre non si è accorta di nulla e crede di trovare altrove suo figlio in una gravidanza isterica al termine del ciclo quando una saccoccia oleosa e urlante la sventrerà amichevolmente e chiederà nella lingua prebabelica dei neonati ” dov’è la mia anima? perchè l’hai fatta scivolare via sulle tue coscione depilate come un rivolo di mestruo? che sbadata che sei! quella roba morta è petrolio cara mamma, eri ricca! non lo bruciare inutilmente prima delle notti di luna nuova quelle notti senza luna e senza stelle, quando il buio è così denso ed implacabile che la fiaccola si fa necessaria – solo allora accendi la fiaccola che brucia il buio per ottenere la luce, la materia nera che compone il 90% dell’ esistente vuole questo tipo di fiaccola – non le lunatiche notti estive ed invernali ed i chiari crepuscoli – parlo di notti cosmiche degli abissi della terra e le gole, il dentro degli organismi e delle madri a palpebre spente nel sonno profondo, gli abissi oceanici; la notte sull’atlantico e le bombe di profondità che vi implodono senza rilasciare nessuna forma di luce, il nero…sono tutt’uno con la roba che sta in mezzo alle stelle, con quello sfondo al quale siamo tutti appesi e messi in belle evidenza, sul nero, il passepartout che la luce nega e le dimensioni ingoia – e si proclama unica sanguinaria ideologia, unica religione, unico e percio negazione di ogni molteplice sberleffo interpretativo, unico perchè in questa densa deprivazione sensoriale a l’uomo non rimane che tacere – i giochi di luce ingannano – il petrolio è costante e inspiegato è una sicurezza trovare la nera amalgama del cosmo anche qui sulla terra, in forma semi solida, fluida sempre pronta a divenire roccia o etere – indecisa manifestazione divina della giustezza del ricco, il suo cappellone texano, il suo sorriso beffardo, la sua essenza sotto gli stivali. Come hai potuto sposare un simile mos

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da “La Felicità Terribile
Ass Cult Press 2013 – di Andrea Betti
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Andrea Betti
Tutti i diritti riservati © 2013

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La Fiera dell’Urto di Vomito | Andrea Betti – La Felicità Terribile (2013)

Posted in Libri, Poetry for the Masses with tags , , , , , , , , , , , , , , on luglio 9, 2014 by Ass Cult Press

La Fiera dell’Urto di Vomito

Benvenuti alla fiera dell’urto di vomito,
dove i manifesti son schizzi d’amore e le lotte dei Galli e le scommesse, per sciccheria, si fanno in francese avec un sanglant chemi-sier de Gautier le blanc chemisier, maintenant rouge
Rien vas plus – il giuoco è fatto, la beccata nella pupilla avversa, le creste macinate nell’agone
e l’imbonitore fava, dietro al bancone de’ panforti e de’ sanguinacci. Attraverso torroni, croccanti, brigidini e cilinghe infestati di sudore, le braccia pelose d’avventori donne, uomini e bambini, unti dalla purpurea benedizione d’una Processione, altalenante trofeo di Vergine in ciclo
Vergine in lagrime, sangue & arena. Sorretta da Chierici edonisti impasticcati la miracolosa preme il dolce calcagno sulla testa recisa d’un Toro scatenato e poi scannato in sua grazia, ed il suo occhio bufalino e opaco vede e riflette:

– omuncole in sciarpina rosa e piumino totale, gonnella in gabardina macchiata di bistro di mammà e cioccolatone negro strafondente, richiama il colore dei denti dei quattro Carabinieri in alta uniforme e bassa lega, pennacchio al cielo, fuoco d’artifizio retrostante… fa cilecca… moccolo gutturale del fuochista indigeno in tuta d’olio bono e olio di macchina, l’ascella pezzata Esso e la mascella spezzata,
– la ginnasta giovina sul tortino a tamburo esegue le grand-jetè: le madri piangono
– al pianoforte a pila la Sig.ra Gori con le dita smaltate e i ricignoli tinti di rosso, alita bunker, dirige con piglio emostatico, ferreo, indossa occhiali con catenella d’oro zecchino D’oro, gli amanti delle madri palpano culi stupefatti di figlie tredicenni, là , dove duole il brufol grosso –
– giovin signori in scuter e piattoni aerodinamici sfoggiano gelatine kevlar, colli sudici, e fauci spalancate sull’oblio cenobitico di hamburger di soia e lucertole vive, dispensati da un harekrsna: offeso per l’aggiunta animale al suo prodotto esterno lordo, lamenta un odio non corrisposto, non provato, mai spentosi. Inutilmente gorgheggia litanie rivolto a colei che mostra la carie del sorriso, come un ventre sensuale costellato di punti neri che chiama NEI e stelle implose, nane bianche al largo da ogni troiaggine sottocintura, sotto il fiocco del top stretto al grasso seno come nuove costole, per nuove genesi di un terzo sesso, il suo, maremma malaria! dalle cliniche di Casablanca al pronto soccorso mobile in Piazza: la Misericordia indossa giacche arancioni catarifrangenti su fieri ragazzoni briai, intenti a porgere impacchi ghiacciati ai rissosi del Biliardo, intellettuali della geometria di ogni tappeto verde coi polpastrelli intrisi di tre a mattoni e due di picche, esperimentatori di Grappe nardini ed estere doppio-malto esterrefatte turiste circumpolari decompongono e ricompongono la logica del Caratteristico e del Pittoresco, in un idioma piallante pieno di g e di k, ricostruiscono il paesaggio secondo i criteri Kantiani della cartolina, mandata agli amici per fargli dire, invidiosi:
“GKGK KGGGKK GKGHGKKGGGHGKKKGHKKKK!!!”
Acrobati e trapezzisti eroinomani, agguantano al braccio, piroettando la Soubrette di tutti gli Sballi, e i balli lisci fra damigiane di vuoto festeggiano alticci, la nascita della Tragedia e della figlia del Maresciallo, Itaglia, portata in trionfo dal vincitore universale del torneo di briscola a cui tutto il mondo deve svariati cognacchini e caffè – dalle sbarre di scantinati mugolano significativamente autoclave non invitati intanto crolla una palazzina in periferia, sventrata dai gas del suicida: trionfò la sera scorsa, nella pugna dei Borlotti rifatti salvia, ovo e scalogna di quella NERA, degli orti sempre più verdi di ogni vicino frontiera avversa di persiane sbatacchiate e persone abbacchiate sui coiti vertiginosi dei giòvani trsgrssivi a capello sciolto sotto la pioggia che rovina la festa e muta in fango i giardini fioriti.
– Cani Idrofobi nel buio delle logge del Comune ringhiano ad assenti testimoni di Geova; loro gli vendono Watchtower e quelli si convertono, asportandosi chirurgicamente, con un morso al cuore, l’odio dal loro petto. Un morso al petto come quello che sentì Ruggero nel vedere, cristallizzate chiazze di sperma altrui, sulle calze ad uncinetto della su’ fia GiovannaD’Arco, le sue lacrime non spensero il rogo, nemmeno la confessione al prete spippato né la penitenza sussurrata dietro una colonna fra la navata centrale, il pulpito e la tranvata finale: essa ebbe a inginocchiarsi sulla grata dei Matti, nascosti nelle cripte-cottolengo del Duomo, frutti dell’abominio di rapporti consanguinei fra mariti e mogli per bene, mugolava ancora le Glorie quando venne sorpresa. La lingua del matto, rigata di ruggine, ancora attaccata alla grata traboccava a scassadenti – la processione entra in chiesa lo sdegno pervade 4 dei 12 portatori sani di madonne, fra cui Ruggero – tutti fratelli senza saperlo,
il volto di porcellana della Vergine, riflette la luce delle candele alieno ad ogni peccato e ad ogni giustizia, ri-piange prima di sbriciolarsi al suolo – il prete spippato bestemmia
le grida della peccatrice si confondono a Romagna Mia, il cantante, offeso
alza la voce.

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da “La Felicità Terribile
Ass Cult Press 2013 – di Andrea Betti
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Andrea Betti
Tutti i diritti riservati © 2013

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